ORATORIO - Beato A. Marvelli - La biografia - All'oratorio Salesiano
ALL’ORATORIO SALESIANO
La morte del babbo, avvenuta improvvisamente il 7 marzo 1933, mette a dura prova la fede e l’equilibrio affettivo di Alberto, ma è anche un momento di maturazione: sarà Alberto a sostenere la madre e i fratelli, diventando quasi un secondo padre per tutta la famiglia.
Nella sua parrocchia; Maria Ausiliatrice, tenuta dai Salesiani, esiste un fiorente oratorio, frequentato da quasi tutti i ragazzi della zona.
Alberto si iscrive subito alla Gioventù Cattolica Italiana del circolo “D. Bosco” e inizia a frequentare assiduamente l'oratorio. All'azione formatrice della famiglia si aggiunge ora quella dell'oratorio, che avrà un grande influsso sulla sua vita spirituale e apostolica. Nell'ambiente salesiano si vive un'atmosfera di grande fervore religioso e di profonda spiritualità. I Salesiani vigilano sui ragazzi, animano i giochi, correggono i difetti con bontà, prevengono disordini e litigi, cercano di creare nell’ambiente dell’oratorio una vita serena e gioiosa, ricca di attività. Il principio pedagogico è: "Mettere il giovane nella morale impossibilità di peccare".
La matrice della formazione umana, apostolica, spirituale di Alberto è salesiana. I Salesiani capiscono subito di che stoffa è fatto; lo impegnano, gli danno fiducia, lo guidano sulla via della crescita spirituale. A quindici anni è già delegato aspiranti e generoso animatore dell'oratorio. Lavora col massimo impegno in mezzo ai ragazzi, animandoli entro una giusta visione del gioco e del divertimento, cercando di offrire loro molte possibilità di incontro.
Sempre con l'obiettivo di coinvolgere il più possibile i giovani, di far vivere i momenti più importanti della loro crescita in comunità, aveva anche promosso la colazione dopo la Messa domenicale; uscendo dalla Chiesa li aspettava con la cesta colma di panini imbottiti.
Alberto prega con raccoglimento, fa catechismo con convinzione, manifesta zelo, carità, serenità, purezza. Emerge fra tutti i buoni giovani dell'oratorio per le sue virtù non comuni e per l'apparente facilità e naturalezza con cui fa anche le cose più difficili.
Fra i giovani dell'oratorio circola la Vita del giovanetto Domenico Savio scritta da don Bosco. Quando il 9 luglio 1933 Pio XI proclama l'eroicità delle virtù del venerabile Domenico Savio, il fatto suscita vasta eco nell'ambiente salesiano e influisce profondamente sull'animo di Alberto adolescente. Ne troviamo traccia nel suo comportamento e nel suo Diario. Scrive l'8 dicembre 1934 "Ho consacrato il mio cuore a Maria Immacolata" e a Pasqua del 1935 "Gesù, piuttosto morire che peccare"; a questa esclamazione fa seguire un dettagliato programma di vita.
Così aveva fatto Domenico Savio. Da lui mutuò certamente anche l’amore per l’eucarestia e lo stile apostolico del servizio e del sorriso.