ORATORIO - Beato A. Marvelli - La biografia - Innamorato dell'Eucaristia
INNAMORATO DELL’EUCARISTIA
Scrive sul suo Diario, nell’estate del 1937: “Da questo mese, o Signore, un’altra vita, la vera vita si inizia e desidero ad ogni costo seguirla. Aspirazione alla purezza, desiderio di apostolato, brama dell’Eucarestia, necessità di vita interiore, di raccoglimento, di studio, di santi e nobili propositi, di costanza nel bene, di spontaneità nella carica”. Numerose pagine del Diario ci danno la misura della sua vita interiore e indicano nell’Eucarestia, sentita come presenza viva di Dio nella storia del mondo, la fonte da cui attingere forza ed energia per l’instancabile impegno verso gli altri. “Tutto il mio essere è pervaso dall’amore di Dio, in quanto egli viene in me col suo corpo e con la sua anima e divinizza tutto il mio corpo, i miei pensieri, le mie azioni, le mie parole”.
Quello dell’Eucarestia era tra i carismi particolari di Alberto. “Aveva il carisma dell’Eucarestia”. La spiritualità di Alberto è cristocentrica ed eucaristica. Aveva iniziato a ricevere l’Eucarestia ogni giorno, forse già a quindici anni; si confessava tutti i sabati, attendeva al servizio liturgico della Messa. A diciassette anni scrive nel Diario: “Oh ! se mi riuscisse di comunicarmi tutti i giorni !”. E a diciotto anni: “Oh Gesù. che cerco di ricevere tutti i giorni in me”. Aveva piena coscienza della grandezza del mistero eucaristico: dopo aver ricevuto l’Eucarestia si fermava a lungo in chiesa, in ginocchio, raccolto e immobile.
Alberto è innamorato dell’Eucarestia. Non c’è per lui gioia più grande sulla terra della contemplazione di Gesù, ricevuto nel proprio cuore. “Che cosa sono i divertimenti del mondo - scrive a diciannove anni - in confronto alla gioia che Tu procuri a chi ti ama ? Che cosa sono il piacere, il divertimento fittizio in paragone del puro e sublime benessere che uno prova contemplandoti e ricevendoti in se stesso, nel suo cuore ? Men che nulla”. Attraverso l’Eucarestia entra in profonda intimità con Cristo in una preghiera fatta di silenzio e di ascolto, che noi possiamo solo intravedere attraverso le parole del Diario.
L’intimità con Gesù eucaristico, la contemplazione della presenza reale di Gesù “ricevuto nel cuore” non diventa mai ripiegamento su se stesso, comodo rifugio dalle responsabilità, alienazione dalla storia. Alberto gode della presenza di Cristo, come dono inestimabile, guarda al divino come risposta ad una personale aspirazione alla pienezza, ma quando avverte che il mondo attorno a lui è sotto il segno dell’ingiustizia, della povertà, del peccato, allora l’Eucarestia diventa forza per intraprendere un lavoro di redenzione, di liberazione, capace di umanizzare la faccia della terra.
Tutta la sua vita è una testimonianza della forza promanante dall’Eucarestia, sostegno del suo impegno nella storia, a servizio dei fratelli. L’Eucarestia è dono, perché noi diventiamo il Corpo di Cristo, anzi perché noi diventiamo il corpo donato, sacrificato di Cristo. L’Eucarestia diventa “vera” nella misura in cui la nostra vita viene trasformata in dono, in servizio. Non è possibile dissociare l’amore all’Eucarestia dall’amore del prossimo.