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ORATORIO - Beato A. Marvelli - La biografia - Il suo diario

IL SUO DIARIO

 

La famiglia Marvelli

Oltre alle lettere, circa una settantina, lo scritto più importante che possediamo è il suo Diario, pubblicato dopo la sua morte. L’aveva iniziato a quindici anni nel 1933, poco dopo la morte del padre e ad esso affidava pensieri, riflessioni, preghiere. E’ per noi preziosissima testimonianza della sua vita interiore, della profondità del suo rapporto con Dio. E’ composto di 57 pagine, scritte su una comune agenda. L’andamento è discontinuo: Alberto scrive a scadenze lunghe e quando ne sente la necessità. Sette pagine nel periodo dell’adolescenza; venti nel 1938, quando ha venti anni; ventisei fino al 1942. Poi una lunga pausa di quattro anni; le ultime quattro pagine sono del 23 agosto 1946, a due mesi dalla morte. Nel Diario annota i sentimenti, i propositi, le aspirazioni che animavano e ispiravano la sua vita di laico cristiano. Esprime con semplicità e spontaneità quelli che sono stati nel corso della sua esistenza i motivi più profondi, che hanno improntato la sua vita spirituale, sia nell’intimità del rapporto con Dio, sia nel rapporto con gli altri nell’impegno della attività apostolica. Il Diario è la storia della sua vita interiore, del suo cammino spirituale, della sua esperienza di Dio, della sua preghiera: “la storia di un’anima è la storia della sua vita di preghiera”.

“Nel Diario non ci sono note riguardanti le attività, l’apostolato; cenni fuggevoli agli studi; tutta l’attenzione, in queste fitte paginette, è rivolta al Signore. Sono pagine di colloquio intimo, di adorazione intensa. Il linguaggio è ricco di sfumature. L’anima si accosta sempre più al Signore, e lo scambio tra la grazia e l’anima è costante e crescente”.

Incontri, date, persone, avvenimenti storici sono riportati solo per farli oggetto di meditazione, di riflessione alla luce della parola di Dio, di preghiera.

Parla di se stesso con sincerità e spontaneità, ogni qualvolta sente il bisogno di “fare il punto” sul suo cammino. E’ un esame dei suoi pensieri e dei suoi sentimenti manifestati dinanzi al Signore, nel nascondimento e nel silenzio della propria coscienza, che rivela una lucida capacità di analisi della propria interiorità, sempre in costante confronto con la volontà di Dio. Per questo il Diario può definirsi una “meditazione orante”, perché anche quando Alberto parla di se stesso, il centro della sua riflessione è sempre Dio. Alberto scrive per un impulso interiore, senza pretese letterarie; si esprime dunque con lo stile e il lessico caratteristico della spiritualità del suo tempo. Ma, come succede per tutto ciò che è autentico, è facile andare oltre la lettera per cogliere la “modernità” della sua esperienza: la semplice e forte disponibilità a lasciarsi plasmare dalla grazia, la fede che diventa operante nella carità.

Nelle ultime pagine del Diario, dopo una sosta di cinque anni, leggiamo: ”Riprendo in mano questo Diario dopo cinque anni che è rimasto in un cassetto fra i libri. Mi era tanto caro negli anni dell’Università; mi ci rifugiavo spesso quando mi sentivo solo, e addolorato o felice; mi sembrava allora quasi una necessità: ed invece sono passati gli anni, molti, senza che aggiungessi una parola”.

In quegli anni di silenzio sul Diario, Alberto aveva scritto non con la penna, ma con la sua testimonianza. Furono gli anni più intensi del suo impegno spirituale, sociale e politico.